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Sulle tracce del Maestro Francesco Savanni

Nella mostra fotografica si illustrano le varie fasi dell’intervento di restauro della pala dei Disciplini di Corticelle Pieve. Inoltre si documenta la presenza del pittore Francesco Savanni sul territorio della bassa, in modo particolare (considerando le varie attribuzioni) l’attività nel territorio comunale di Dello.

12aaDall’attribuzione della controfacciata della parrocchiale di San Giorgio, San Giacomo in Gloria della parrocchiale di San Giacomo di Corticelle Pieve, ai disegni preparatori dell’incisione commemorativa su rame realizzata per la Pieve della Formigula di Corticelle.

 

La fortuna che incontrò Francesco Savanni ( 1723-1772), uno dei più briosi ed ispirati pittori del Settecento bresciano – purtroppo morto tragicamente ancor in giovane età -, a Dello e nei dintorni è sicuramente da collegare alla carismatica figura di Don Angelo Zanardelli, parroco di Corticelle Pieve dal 1741 al 1777.

Nato a Collio di Valtrompia nel 1700, il sacerdote si distinse nel clero dell’età queriniana e tenne per quattordici anni la cattedra di Retorica presso il Seminario vescovile.

Da poco entrato a Corticelle, intorno al 1750 intraprese le opere di ristrutturazione della parrocchiale seicentesca, affidando la direzione dei lavori ad Antonio Turbino che aveva proprietà in paese e che stava soprintendendo ai lavori di costruzione della chiesa parrocchiale di S. Zenone (1747) e della grande cascina dei conti Lechi a Boldeniga (ora proprietà Bignami), nonchè del palazzo che era stato dei nobili Foresti a Dello (casa Baronio).

Lo stesso importante architetto luganese tracciava, qualche anno dopo, il progetto dell’attuale cappella del Crocifisso, probabilmente destinata in origine a chiesa cimiteriale.

La facciata ricca di aggetti e cornici e la cupoletta interna suggeriscono ancor oggi la mano di un valente artista.

Per la decorazione ad affresco dei nuovi soffitti del presbiterio e della navata della parrocchiale, l’arciprete Zanardelli ricorse al Savanni, allora astro nascente nel panorama artistico bresciano.

Il pittore delineò nel mezzo della chiesa, con tratto estroso e vaporoso, la Trinità adorata da S. Giacomo  e sopra l’altare maggiore la Carità.

Il grande affresco della navata è stato attribuito al nostro pittore abbastanza recentemente da Fiorella Frisoni, mentre ancora nel 1981 avevo accostato al Savanni la pala, sempre nella chiesa di Corticelle, raffigurante l’Incoronazione della Vergine ed i Santi Faustino e  Giovita.

Il tocco pittorico sfarfallante e certa ricerca estetizzante di stampo bolognese hanno fatto pensare anche ad un altro pittore della cerchia di Angelo Paglia, ma la colorata e brillante tela di Corticelle manifesta la stessa freschezza che avvertiamo nelle tre incisioni realizzate dall’artista per il volume che Felice Rizzardi e Baldassarre Zamboni dedicavano nel 1759 alla poetessa Veronica Gambara, sotto gli auspici del Conte Niccolò, Patrizio veneto, Barone del Sacro Romano Impero, Signore d’Ajello, Feudatario di Verola Alghise, Prat’Alboino, Milzano ecc.

Nella prefazione del volume viene citata la Contessa Elisabetta Grimani, madre del Conte Niccolò e – per noi particolare più interessante – suocera di Isabella Grimani Gambara, destinataria dell’incisione che sempre Francesco Savanni realizzava intorno al 1755, dietro incarico di Don Angelo Zanardelli, per tramandare ai fedeli la Vera effigie della Beata Vergine miracolosa della pieve di Corticelle.

Ma le sorprese non finiscono qui …..

Osservando con attenzione la pala dell’altar maggiore della parrocchiale di S. Giacomo, raffigurante la Madonna con il Bambino venerata dall’Angelo custode e dai Santi Giacomo e Antonio di Padova, intuiamo ancora la mano di Francesco, giovanissimo ed ancora guidato da Angelo Paglia (il fare del maestro si vede molto bene nell’immagine della Madonna con il Bambino), ma chiaramente riconoscibile nella testa dell’ Angelo custode, scorciata, sfuggente, sensibile e sensuale.

Lo stesso fremito di vita e di bellezza trasmette l’ampio paesaggio in basso, sulla destra della tela, che spazia sul corso del Mella, dalla pianura alle colline. L’Angelo custode in grande rilievo nella tela ci ricorda il nome e la committenza del parroco Zanardelli, committenza che continua nelle due tele collocate ai lati dell’arco trionfale e segnate a chiare lettere con l’acrostico dell’arciprete. Rappresentano Cristo compianto dalla Madonna e da un Angelo (nuova citazione del commitente) ed il Sacro Cuore adorato da S. Francesco di Sales, S. Filippo Neri, S. Luigi Gonzaga e S. Teresa d’Avila.

L’attribuzione al Savanni proposta da Floriana Maffeis è stata di recente condivisa da Fiorella Frisoni, con una datazione intorno ai primi anni Sessanta del Settecento.

La presenza del Sacro Cuore nel secondo dipinto ci porterebbe però ad una collocazione cronologica dopo il 1765, perchè risale a quell’anno l’approvazione da parte di Papa Clemente XIII Rezzonico della festa e della messa del Sacro Cuore.

Del resto vede la luce nel 1767 il celebre olio su rame del Batoni che costituì il modello per le immagini devozionali destinate a diffondere fino ai nostri giorni questo particolare culto.

Una datazione intorno al 1770 ci è confermata dalla particolare pittura che troviamo nelle due tele corticellesi, più magra e sottile del solito.
L’esaltazione del Sacro Cuore e la presenza dei Santi tipici della spiritualità settecentesca ci illumina sulle basi teologiche del parroco Zanardelli, oscillante tra le istanze gesuitiche e quelle giansenistiche.
Il rapporto con la Pieve di Corticelle continua nel tempo ed entro il 1764 Francesco Savanni dipinge sei freschissimi ex voto che raccontano altrettanti miracoli ottenuti per intercessione della Madonna tra il 1754 ed il 1764.
Qui il fare diventa più pieno e rotondo, già incamminato verso le levigatezza del Neoclassicismo.
Memore invece della prima maniera è il grandioso affresco della controfacciata della parrocchiale di Dello, ripreso fedelmente da un’idea del veneto Giovanni Battista Pittoni.
Questo soggetto godette di un certo successo nel Bresciano, dove ricordiamo a titolo di esempio il grande telero della controfacciata della parrocchiale di Nave, che ebbe in passato la fortuna di essere avvicinato al Ceruti da Luciano Anelli, e l’affresco della controfacciata della parrocchiale di Manerba del Garda.

Nella lunetta del catino absidale della parrocchiale di Dello si ammira invece un brioso monocromo, segnalatomi da Cesare Monaco e raffigurante Gesù tra i Dottori del Tempio,  che ci rammenta come il Savanni iniziò forse ad usare il pennello nelle grisaglie della chiesa della Pace di Brescia, sotto la guida di Francesco Monti Ancora nei dintorni di Dello e più in particolare nella parrocchiale di Quinzanello, si trova un dipinto eseguito da quello che viene appunto indicato come il maestro di Francesco Savanni: si tratta dell’ Ultima Cena o la Comunione degli apostoli, del bolognese Francesco Monti, ricordata nella biografia dell’artista, ricostruita dalla figlia Eleonora nel 1773: ” … pala fatta negli ultimi anni per una terra quivi ordinatagli dai Padri Filippini, rappresentante la Communione degli Apostoli che gli riuscì spiritosa al solito, e fu da questi Padri commentata non poco …
E’ un’opera affascinante, stesa con una pennellata fluida e sicura, ricca di brio e colore.
Poco più in là, nella parrocchiale di Offlaga, sotto la lampeggiante pala del Santissimo Sacramento, rappresentante i Santi Carlo Borromeo e Francesco d’Assisi che adorano il Santissimo Sacramento – di certo uno dei capolavori del Savanni, segnalato da Angelo Loda – è degno di nota anche lo sportello del tabernacolo con un ispirato Angelo con la Croce tra le braccia, sfuggito alla letteratura artistica bresciana insieme a due grandi tele sulle pareti del Santuario della Formigola, sempre ad Offlaga, raffiguranti S. Apollonio vescovo di Brescia (nel bel paesaggio in basso a sinistra si scorgono il Duomo nuovo e la Torre del Broletto) e S. Faustino.
La prima, madida di colore steso a pennellate corpose, ci prende con la sontuosità del rosso piviale in broccato indossato dal Vescovo, mentre la seconda contiene un bel saggio di natura morta nelle armi ai piedi del Santo. Poco più in là, verso l’altare, ochieggia anche una teletta di Pietro Scalvini, con un vivace S. Pellegrino Laziosi davanti al Crocifisso. Ampliando un catalogo che negli ultimi anni si è arricchito di numerosi inediti e passando dalla Bassa bresciana alla città, segnalo la decorazione ad affresco del soffitto di un salone al primo piano in una casa che si affaccia su Piazza del Duomo a Brescia. Il Savanni svolge in quest’opera il tema delle Arti che si affacciano da un loggiato intorno a Minerva , disponendo le figure entro un’intelaiatura di architetture e cartelloni arricchita da vivaci vasi di fiori.

Della biografia del pittore non molto in più si conosce rispetto a quanto scriveva Don Stefano Fenaroli nel 1877: ” Tanta era la sua inclinazione alla pittura, che mantenuto a scuola dal padre perchè apprendesse le lettere e le scienze, egli, invece di fare i debiti componimenti, stava guardando il maestro e ne faceva il ritratto; né valsero  persuasioni e minaccie per distorlo da questa sua fantasia. Attinse i primi rudimenti dell’arte alla scuola del nostro Angelo Paglia, indi frequentò quella di Francesco Monti bolognese, venuto a Brescia per dipingere a chiaroscuro la chiesa della Pace. Fatto valente nel disegnare sulle carte, incominciò a dipingere per prezzo, giacché scacciato dalla casa paterna per aver voluto fare a suo modo, trovavasi mancante dei mezzi di sussistenza. Fu da prima imitatore di Gio. Battista Pittoni, ma poi si studiò di essere egli stesso originale. Passando Giovanni Battista Tiepolo per Boccaglio, borgata del Bresciano, allorchè trovavasi al servizio del re di Spagna, ed osservata in quella chiesa la Beata Vergine del Patrocinio, opera del Savanni, molto la lodò e dell’autore volle essere minutamente informato. Certamente che il Savanni fu miglior figurista che accorto uomo, perchè, da scaltra donna ridotto all’estrema miseria, morì all’ospitale in età di anni quarantanove nel 1772 …“.

Sandro Guerrini

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